Ci siamo chiesti, dopo queste elezioni tutte indirizzate al cambiamento dove predomina lo stupore per la presenza in parlamento dei 5Stelle, se anche il mondo dell’arte deve cambiare?

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Pare di no, eppure è strano, perché è sempre stata l’arte ad anticipare le rivoluzioni o le semplici novità nel campo del gusto; e ci chiediamo come mai un ambiente un tempo così sensibile è diventato oggi così refrattario agli eventi?

Penso che molti artisti abbiano votato 5Stelle, ma è anche vero che, come la stragrande maggioranza della comunità artistica nazionale, loro stanno a guardare: e questo perché? Azzardo un’ipotesi. Nessuno è disposto a rinunciare a qualche misero vantaggio o a qualche privilegio ( anche il più piccolo che ci sia) per una nuova situazione dagli esiti ancora da scoprire.

Proprio così, quella che era la gente che più rischiava e che più dava per un mondo migliore si ritrova ad essere il fanalino di coda di tutta questa società in cambiamento.

Non parliamo poi degli artisti di maggior successo, che si guardano bene dal cadere in mezzo al guado. Nessuno si muove, nessuno tenta di raggiungere nuove posizioni. Tutto il mondo dell’arte, rivoluzionario a parole, è rimasto ingessato anche dopo gli esiti elettorali.

Bisogna pur dirlo: è sempre più chiaro che quello che pochi avevano il coraggio di dire sugli artisti di successo e su come viene gestito il mondo dell’arte è terribilmente vero. Sì, è un mondo corrotto sino al midollo, ma purtroppo, visto il comportamento, non c’è più speranza.

Ci saranno degli artisti che vorranno mandare via con un “Vaffa “tutti i VIP dalle gallerie e dai musei e spodestarne l’attuale élite artistica, ivi compresi i critici, i promotori e i curatori?

Quel movimento di artisti, reduce dalle mobilitazioni al MACRO di qualche hanno fa, è la chiara manifestazione di un mondo dell’arte imbrigliato da dinamiche conservatrici.

 

Lo strano di Steve Jobs.

A tribute to Steve Jobs 

Non c’è figura più strana e discutibile di quel Steve Jobs, che, insieme all’ingegnere Steve Wozniak, ha creato un mito informatico- tecnologico-epocale, nato da tanti successi costellati da errori gravi, che forse hanno contribuito alla recente bolla speculativa dai cui esiti negativi ancora non riusciamo a tirarci fuori. Non tutti colgono questo nesso, credo, ma forse il fatto che figure anomale come Steve Jobs, la cui morte ha rafforzato il carisma del personaggio (tanto che c’è chi dice che in realtà sia vivo come Elvis Priesley), vengano prese a riferimento per gli imprenditori in genere, conferma che non c’è la capacità di capire come si può uscire fuori dalla crisi. Per non riconoscere questa incapacità ci si attacca ai miti come Steve Jobs.

Steve Jobs bit bite icon

Two bites, two apples

Basta pensare che Apple III, il Lisa e il Nex furono degli insuccessi commerciali firmati Steve Jobs perché costosi e con errori costruttivi, tant’è vero che la società andava avanti non solo grazie al successo di Apple II di Steve Wozniak, ma anche grazie al fatto che le quotazioni in borsa dell’ I-Tech fornivano costanti flussi finanziari che consentivano il continuo rilancio dell’ azienda, senza i quali la fine di Apple già da tempo si sarebbe consumata.

Furono queste finanze facili che permisero a Steve Jobs di rimanere sempre sulla cresta dell’onda, migliaia di persone compravano azioni in una borsa che cresceva spaventosamente, la bolla speculativa permetteva ricchi guadagni a tutti, le industrie facevano più profitti a Wall Street che con i loro prodotti. Finalmente venne il Macintosh 128 che ridette credibilità all’azienda ma si dovette aspettare il 2000 per notare un forte impulso della Apple, con innovazioni ed invenzioni prese qua e là dal mondo scientifico e produttivo ( lo Xerox Centre fu una delle miniere di idee da dove ad es. venne il touch screen, l’interfaccia grafica con le finestre e le icone ecc.)

La filosofia del Blu Box, la macchinetta per fare telefonate gratis illegalmente, inventata da Wozniak e Draper negli anni’70, commercializzata da Steve Jobs, rimase la caratteristica dello sviluppo della azienda di Cupertino, il cui noto marchio della mela, nella sua semplicità quasi infantile, veicola importanti messaggi simbolici: il peccato originale, facilmente percepibile nell’etica protestante, inteso come irresistibile desiderio di conoscere, forse con una sfumatura di orgoglio “satanico” di sapere rubare le idee, ma certo c’è un riferimento all’ epiteto tradizionale di New York come “The Big Apple” che evoca miti di riuscita, successo e modernità molto americani che non hanno irritato mai gli anti americani, anzi, infervorati dall’astuta propaganda Apple, ne hanno un apprezzamento che sa quasi di patriottismo.

Lo spessore culturale indiscusso di Steve Jobs deriva, in verità, dall’aver appreso nell’81 all’ International Design Conference di Aspen i dettami del design italiano, del razionalismo, dell’usabilità, dell’ ergonometria. (Tema, quest’ultimo, della recente biennale dell’architettura di cui dirò dopo, che- si direbbe per non turbare la dispersione di tanto patrimonio nazionale- si è svolta all’insegna del silenzio).

Da quella conferenza Steve Jobs trasse le capacità che gli dettero fama e successo, ma in un contesto di stranezze, che lo rendono un personaggio non lineare, da dibattere, casomai, per il contrario per cui è diventato famoso proprio perché è un prodotto di cause esterne alla sua figura. Se non si capisce la coincidenza che in quel periodo si ebbe dagli anni 80 alla fine del secolo, di due febbri, quella HiTech e quella borsistica, non si capisce Steve Jobs. Di lui si scrivono osannati libri ed articoli che deformano la realtà di quel tempo e le aspettative che possiamo avere adesso con miti del genere che hanno avuto una pratica rischiosa da giocatore d’azzardo quando adesso ci serve essere esatti e precisi perché non c’è più margine d’errore.

Prenderlo a modello, come è stato giorni or sono al MAXXI, quel Giovedì 4 ottobre alle ore 19.00 con tutti quei noti personaggi quali Filippo Patroni Griffi, Nicola Zingaretti, Furio Colombo il presidente della Olivetti Francesco Forlenza. Marco Cattaneo, Aldo Cazzullo, Umberto Croppi, Carlo Massarini, Carlo Strinati, Massimo Teodori, designer, architetti, professori e numerosi giornalisti, è la conferma che di economia e di produzione industriale non ne capiamo niente.

Ovvio che la Apple fa grancassa per il suo Ceo ma non capisco perché gli si deve fare eco patriottica.

Soprattutto è schizofrenico da parte di tali conferenzieri parlare un giorno di una crisi, quella attuale, dalla quale non sanno cavare una proposta e dall’altro trovare ispirazione da una fase storica in cui le cose andavano nella maniera opposta di come vanno adesso.

Da parte mia noto che abbiamo bisogno del contrario di quello che pensano i seguaci del mito Steve Jobs: proprio in una situazione tragica come questa, dove sono all’ordine del giorno suicidi e tentati suicidi per la disperata situazione economica, abbiamo un tappo culturale e “produttivo” che ci manipola tutti, rendendoci incapaci di capire, marziani in una terra dove invece dovremmo capire le cose molto meglio di prima per cercare nuova linfa vitale in nuovi protagonisti.

Tornado ai fenomeni di casa nostra, data la stretta relazione, cito a questo punto un’appannata Biennale d’architettura dedicata al design italiano, passata ovviamente in sordina per la fiacchezza dei contenuti espressi. Avevamo l’omologo di Steve Jobs in Adriano Olivetti, che nell’innovazione fu veramente lungimirante, anticipando coloro che prendiamo come anticipatori, gli USA. Dopo il successo del calcolatore CEP di Pisa negli anni ’50, chiamò un giovane ricercatore italo cinese dell’università americana Mario Tchou (fuga di cervelli verso l’Italia !!?) per realizzare negli anni ’60 insieme ad altri giovanissimi ricercatori italiani l’ Elea 9003, il primo computer commerciale a transistor, ricco di innovazioni come la costruzione logico sistemistica, il multitasking ecc. Tecnologia da primato assoluto resa ancora più invidiabile per il design sofisticato di Ettore Sottsass . Furono anni di successi travolgenti come il primo calcolatore programmabile dal design accattivante di Mario Bellini, Programma 101, ritenuto il primo personal computer, copiato due anni dopo averlo esposto al BEMA di New York dalla Hewlett Packard che dovrà versare alla Olivetti 900 mila dollari di royalties. Ma erano anni difficili, era già avvenuta la scomparsa di Mario Tchou e Adriano Olivetti, disgrazia che ebbe la punta dell’iceberg in De Benedetti, altro mito da sfatare, andato a produrre in Vietnam e finanziatore di giornali contro la delocalizzazione….

Giovanni Lauricella

Addio a Renato Nicolini

Pochi giorni fa è scomparso l’architetto e professore Renato Nicolini.
Paradossalmente questo triste evento lo ha fatto risorgere, perché, dopo lo splendore dell’estate romana e le vicende di un assessorato meno felice a Napoli con la giunta Bassolino, era stato un po’ messo da parte.
Non parlo di tutti quelli che lo hanno sempre seguito ma di parte di una sinistra che non gli ha offerto più quell’appoggio che dall’inizio aveva avuto e che gli aveva consentito di mettere Roma al passo con le grandi metropoli della cultura mondiale.
Un cambiamento che ha penalizzato non soltanto la figura di Renato Nicolini ma anche il risultato da lui raggiunto. Parlo della cultura naturalmente, vista in quella dimensione di cui è stato sempre un grande protagonista, proprio perché lanciava ed appoggiava sempre nuove idee, nell’intento di sprovincializzare le attività culturali cittadine, in modo creativo e veramente democratico, ma soprattutto libero e scevro dalle dinamiche clientelari.
Un esempio per tutti è quello che non avremo più un happening della poesia come quello di Capocotta e chi ci è stato sa cosa dico.
Ho avuto la fortuna di conoscerlo e recentemente di averlo come amico, abbiamo tenuto insieme un incontro alla biennale di Venezia d’architettura del 2006 dove ho avuto modo di apprezzare la sua visione critica, venne ad un mio happening con Baldo Diodato, da cui il video che ho fatto in un luogo che ha modalità a lui molto affini.

Giovanni Lauricella

A Giovanni Lauricella

Ondate di calore

Se ci fosse rimesso il debito dell’ansia,

Dio delle retribuzioni e dei condoni,

mentre ci difendiamo dalla città appestata

avvelenando insetti domestici, profumando armadi e bruciando incensi

Mentre cerchiamo tra vecchie foto volti amati

per trovarvi – più estraneo di quelli- il nostro di un tempo ;

E, troppo stanche per classificare libri e carte,

rifuggono le mani anche da pennelli ed aghi;

Se, mentre progettiamo l’autunno come una convalescenza,

giungessimo a capire la Saggezza

di questo annuale flash mob della Morte

recitato nel cuore furibondo dell’Estate ( e in suo, come in Tuo, onore)

pensando che comunque il dì che corre più lento

è sempre più breve del precedente e ne anticipa,

di una crescente ed esatta frazione di buio, la notte;

Allora, con rispetto, senza lasciarne cadere una goccia,

vuoteremmo questa coppa d’oro degna di te, Socrate.

Marina Panetta

5 agosto 2012

Alla Facoltà di Architettura di via Gramsci a Roma

Caverna di Giovanni Lauricella

 

Tanta ipocrisia per non farci vedere la realtà che sta intorno a noi.

Si parla di corruzione dei partiti e non si dice che vanno al potere con il voto di scambio sui posti di lavoro, quel lavoro di cui si celebra la festa.

Festa di corruzione, intrighi, furti, illegalità che compongono i vari pacchetti voto che tengono in piedi il potere. Ma di tutto questo pare  non esista nemmeno l’ombra salvo il fatto che ci troviamo a pagare dei sacrifici che già i partiti si preparano a sabotare perché devono fare il pieno dei voti alle prossime elezioni, prime fra tutte quelle amministrative, ripetendo quello che ci ha portato al baratro.  Complimenti alla professionalità espressa dai numerosi articoli che si leggono in giro e alle numerose dichiarazioni di illustri personaggi che sanno bene come confonderci le idee. Bravissimi tutti quelli che hanno organizzato feste e festini per farci stare insieme per tenere su l’allegria dei potenti e dei loro garantiti che adesso si sentiranno confortati e rassicurati dalla mobilitazione in loro favore.