“Castel Sant’Angelo e la Grande Guerra”

Castel S. Angelo, Roma

dal 5 all’11 maggio

 

Ricorrono cento anni dallo scoppio della Guerra 1914-1918, in questa occasione il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo – Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il polo Museale della città di Roma, diretta da Daniela Porro, e il Museo Centrale del Risorgimento di Roma, diretto da Marco Pizzo, presentano la mostra che intende mettere in luce il ruolo avuto da Castel Sant’Angelo sia negli anni della guerra 1915-1918, attraverso la raccolta di cimeli militari e la custodia delle Bandiere di guerra dei reparti militari, anche in relazione con il Vittoriano. L’esposizione si articola in cinque sezioni:1. Il “mestiere delle armi”. Tecnologia e bellezza 2. Segni di guerra. Reportage visivi 3. Racconti di guerra. Diari dal fronte 4. La memoria dei caduti. Identità personali 5. Il mito degli Eroi. Reliquie di guerra. Capisco che celebrare una ricorrenza di guerra in un giornale radicale è quanto meno imbarazzante; peggio poi se ci si addentra nei significati che una guerra può avere, cosa che sto per fare. In pratica nell’ex Mausoleo, tomba romana poi fortezza pontificia, noto come Castel S.Angelo, si vede una mostra di varie reliquie macabre, tra cui quadri e disegni, non ad opera di una setta satanica ma di operatori culturali che intendono ricordare l’anniversario di un dramma disastroso. Una guerra fratricida, con spargimento prevalentemente di sangue europeo, ma che ha avuto contributi consistenti da parte di altri paesi tra cui gli USA, che ha avuto quel nefasto strascico della cosiddetta “spagnola”, una pandemia che causò altre migliaia di morti non conteggiati in quelli della guerra di cui stiamo parlando, che nella vulgata è diventata “etnica” con l’esaltazione della difesa del fiume Piave. Un’ ecatombe che va considerata anche per la sua caratterizzazione giovanile, dato che pone delle gravi responsabilità su chi ne ha tirato le fila da comode poltrone. Una guerra che è stata l’occasione per far nascere il comunismo in Russia, un’inaudita ideologia fino a poco tempo prima considerata solo astratta e filosofica che è poi diventata l’origine scatenante di tutti i sommovimenti sociali e guerre che si diffonderanno in tutto l’emisfero sino ad oggi e chissà per quanto altro tempo ancora. Di tutto questo quello che non ho capito è perché abbiamo guerre che ad esempio vengono chiamate dei “trent’anni” o dei “sette anni”, perché tanto sono durate, con le dovute pause incluse, mentre invece la prima guerra mondiale si indica come 1914-1918, quando tutto quello che venne in seguito fino al 1939 è stato causato da una scintilla di guerra (Sarajevo) che poteva concludersi con una semplice per quanto non accettabile scaramuccia locale. Tra l’altro un fattore scatenante, l’attentato sempre sottolineato come casus belli, fece della Serbia uno soggetto europeo di sproporzionata importanza che solo di recente, con una ennesima guerra, è stato ridimensionato. Una “prima guerra” che diede l’accesso a quella moderna per il progresso delle tecnologie ma non per una crescita della democrazia, visto come dovevano concludersi gli armistizi e i trattati. Non a caso il seguito ci fu, eccome. Un’ impreparazione politica che al termine della suddetta guerra fece in Italia di un piccolo sindacato di reduci militari di tutte le armi riunite figurativamente in Fasci (termine ripreso dall’antico Littorio romano), un partitino appunto fascista che diventerà in pochi giorni, senza moderne tecnologie e smartphone e social network, il partito più importante per l’Italia e per l’Europa, sino a diventare scuola per un altro soggetto, anche lui reduce della grande guerra ma che stava dall’altra parte del Piave, immigrato povero dall’Austria che contava pochissimo nella scena politica tedesca, il quale diventò famoso e potente perché riuscì a rieditare in chiave teutonica l’italico Fascismo in Nazismo. Di spiegazioni gli storici ce ne hanno date così tante che poco si è capito, al punto che ancora facciamo i conti con quello che si pensava fosse passato da tempo. Pensare che adesso si parla, spesso senza studiarla a fondo, di Crimea, dove fu fatta la prima guerra che vide sul campo il tricolore di un’ Italia che ancora doveva nascere (e che ancora dovrà nascere)….quanto è cambiato da quella situazione europea del periodo 1853-1856? Certo che unire la prima guerra mondiale alla seconda avrebbe portato a far storcere il naso a molti storici ideologicamente schierati; perché farlo se poi dovrebbero essere messe in discussione le ideologie e poi anche le motivazioni date alle guerre? Come giustificare così tante uccisioni? Non pretendo di convincere tutti con le mie argomentazioni; vi chiedo solo di pensarci sopra, perché sono tematiche che meritano una riflessione e invito tutti ad andare a Castel S.Angelo. Ci sono armi bellissime, ovviamente solo da guardare!

 

Giovanni Lauricella

 

 

 

 

 

 

 

 

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