Addio a Renato Nicolini

Pochi giorni fa è scomparso l’architetto e professore Renato Nicolini.
Paradossalmente questo triste evento lo ha fatto risorgere, perché, dopo lo splendore dell’estate romana e le vicende di un assessorato meno felice a Napoli con la giunta Bassolino, era stato un po’ messo da parte.
Non parlo di tutti quelli che lo hanno sempre seguito ma di parte di una sinistra che non gli ha offerto più quell’appoggio che dall’inizio aveva avuto e che gli aveva consentito di mettere Roma al passo con le grandi metropoli della cultura mondiale.
Un cambiamento che ha penalizzato non soltanto la figura di Renato Nicolini ma anche il risultato da lui raggiunto. Parlo della cultura naturalmente, vista in quella dimensione di cui è stato sempre un grande protagonista, proprio perché lanciava ed appoggiava sempre nuove idee, nell’intento di sprovincializzare le attività culturali cittadine, in modo creativo e veramente democratico, ma soprattutto libero e scevro dalle dinamiche clientelari.
Un esempio per tutti è quello che non avremo più un happening della poesia come quello di Capocotta e chi ci è stato sa cosa dico.
Ho avuto la fortuna di conoscerlo e recentemente di averlo come amico, abbiamo tenuto insieme un incontro alla biennale di Venezia d’architettura del 2006 dove ho avuto modo di apprezzare la sua visione critica, venne ad un mio happening con Baldo Diodato, da cui il video che ho fatto in un luogo che ha modalità a lui molto affini.

Giovanni Lauricella

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