MAXXI ,  venerdì 12 ottobre 2018 – domenica 28 ottobre 2018

a cura di Martino Crespi, da un’idea di Massimo Spano e Giancarlo Scarchilli
organizzata da Camilla Cormanni per Istituto Luce Cinecittà

Prodotta da Istituto Luce Cinecittà con il contributo della Direzione Generale Cinema del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.
Main partners MasterCard, Champagne Pommery e SIAE.

Rino Barillari, famoso fotografo ancora attivo, che durante 60 anni di carriera ha collezionato un archivio personale di oltre 400.000 fotografie, 163 ricoveri al Pronto Soccorso, 11 costole rotte, 1 coltellata, 76 macchine fotografiche fracassate (alcune delle quali in mostra), viene celebrato in un’ ala del MAXXI che altro non è che la parte rimanente della ex-caserma dell’esercito inspiegabilmente rimessa a nuovo. (Intervento architettonico in polemica con Zaha Hadid?)

La mostra, 100 foto “rubate” che emergono dal buio da dei light box, ben allestita e con didascalie chiare e leggibili, inizia dal tema che ha portato Barillari agli allori della fotografia, quel mondo cinematografico degli anni ’50-’60 che sono stati per noi il superamento del tragico trauma della pesante sconfitta della guerra. Strano a dirsi, ma Roma era la capitale Europea meno danneggiata di tutte, nel senso che non aveva le carcasse degli aerei distrutti da rimuovere come Londra o le facciate dei palazzi crivellati come Parigi, e in pratica era l’unico palcoscenico dove gli americani potevano celebrare teatralmente al meglio la liberazione dell’Europa. Così comparvero artisti, intellettuali e dalle note pellicole cinematografiche i famosissimi attori, gli apripista della cultura USA, tra le strade mitiche del centro storico romano quando ancora erano risparmiate dall’invasione borgatara della metropolitana. Attori che dovevamo conoscere solo dalle messe in scena degli schermi che dovevano mitizzare gli USA in stile Hollywood ma che dei fotografi rompiscatole restituirono nella loro quotidiana normalità. Erano chiamati i paparazzi e il più leggendario fu proprio Rino Barillari perché riuscì a immortalare una grande quantità di famosi attori in foto definite scandalistiche per il semplice motivo che non erano state fatte sul set cinematografico. Così, ad esempio, l’occhio micidiale di Barillari ci svela il mitico John Wayne in una bellissima foto in cui quell’avventuroso cowboy vestito di fino passeggia allegramente e spensieratamente per Roma e, nonostante la vistosa eleganza ostentata, appare più simile a un clown che a quell’ eroe del cinema che tutti abbiamo in mente. Foto “controsenso” che ti fanno rivivere momenti magici di via Veneto che hanno fatto lo splendore internazionale di quei tempi.

Foto sulla “Dolce vita” che nessuno oggi più andrebbe a curiosare su un giornale quando tutti i personaggi famosi fanno a gara per offrire i più reconditi dettagli della propria vita sul social network. Un voyeurismo tipico della pornografia, il vedo/non vedo delle cretinate personali. Ma il paradosso del paradosso è che adesso chiunque con le dovute accortezze può avere lo stesso seguito che potevano avere i divi di una volta proprio con il linguaggio del social network, come i Ferragni followers ecc. ecc. Il medium è il ruolo dell’immagine, cambiato come se fossimo ritornati alle origini della scrittura, quando si disegnavano le figure per esprimere i concetti. Per l’esercito del selfie e per tutti noi che vediamo immagini di tutto nel nostro smartphone, vedere oggi Barillari che svela con rischiosi scatti i personaggi da lui ritratti è incomprensibile. Mi dispiace dirlo ma è un fenomeno datato, anche se ancora continua in senso caricaturale con Umberto Pizzi, altro grande fotografo, che ha fatto di Dagospia un giornale online di successo.

Totò e Pasolini, Uccellini e Uccellacci, Rino Barillari

Totò Pasolini foto Rino Barillari

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Ma il Barillari spericolato come un cecchino in campo nemico, non ha esaurito la sua professionalità. Ben oltre al “gossip fotografico”, egli continua imperterrito e sempre avventurosamente a darci una testimonianza di scenari totalmente differenti. Il ’68 nei suoi aspetti più drammatici e crudeli, quello degli scontri con la polizia, della celere con le armi puntate, le occupazioni delle università, le rivolte nelle carceri, con un realismo che non dà adito alle finte messinscene poetiche che molti altri fotografi hanno fatto. Rino Barillari vede la tragicità di quegli anni: il terrorismo palestinese che fa saltare in aria gli aerei a Fiumicino nel ’73, i morti dei Brigatisti, lo scenario terrificante di via Fani o un dignitosissimo Enzo Tortora ingiustamente in manette e gli attentati della mafia … tanti aspetti della nostra recente e controversa storia, peraltro rimossi da una coscienza collettiva appiattita da tanta superficialità. Anche se quest’anno si sono avute centinaia di celebrazioni del ’68, l’anniversario è stato manipolato in uno stile Amarcord felliniano che non spiega nulla, fortunatamente abbiamo le immagini di importanti fotografi come Barillari, la cui eloquenza è più chiarificatrice di un proficuo dibattito che stenta a farsi.

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Un obbiettivo attento e rivolto a tutti che non ha trascurato gli umili come il lustrascarpe

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o aspetti sociali particolari tipo il paternalismo politico che negli anni ’60 offriva i pacchi

barillari al Maxxi

pacchi dono ai vigili urbani, Roma

natalizi ai dipendenti comunali, non mancano inquadrature di grande suggestione di Totò e Pasolini sul set, Alì Agca e foto-ritratto di alcuni dei personaggi che hanno fatto la storia, Barak Obama e altri leader mondiali: insomma una mostra bella quanto interessante che offre lo spunto per una discussione su un passato ancora a noi tanto vicino e che l’intelligenza di quegli scatti fotografici potrebbero aiutarci a capire.

 

Giovanni Lauricella

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cimiteroPer impedire agli austriaci di fare giustizia del proprio erede ucciso da un folle, cimitesch attentato che non volevano nemmeno i nemici dell’Austria, si è scatenata una guerra mostruosa che è stata l’origine degli stermini del comunismo, del fascismo e del nazismo, di tante altre “piccole” guerre culminate con la seconda guerra mondiale e delle successive di cui quella del Kosovo (1996-1999) sempre causata dai Serbi,cimi scia di sangue che ancora non si è fermata.

Il tema della mobilità sostenibile riguarda sempre più da vicino anche il trasporto su gomma. Ovviamente Tesla non poteva tirarsi indietro ed è pronta a svelare il suo primo camion elettrico il prossimo 16 novembre.

Il camion di Tesla ha tutte le carte in regola per rivoluzionare ancora una volta il settore dei trasporti ed è stata fornita sul web una nuova immagine teaser dove si intravede finalmente come sarà il primo camion elettrico.

Il Tesla Semi Truck sarà dotato di una notevole autonomia (si parla di 450 km), dichiarazione questa che ha sollevato molti dubbi, anche in virtù della sua natura: parliamo di un veicolo pesante che dovrà trasportare un carico di diverse tonnellate e la batteria in proporzione probabilmente sarà molto voluminosa, per non dire enorme.

Tesla Semi Truck è un camion caratterizzato da un design pulito e all’apparenza privo di specchietti retrovisori; i gruppi ottici con la firma a LED ricordano quelli visti sul Volvo FH 16.

Secondo quanto dichiarato da Elon Musk, Tesla Semi Truck avrà molte parti in comune con la Model 3. Nello specifico il veicolo pesante di Tesla, condividerà diverse unità del powertrain elettrico impiegato per la costruzione della Model 3 . La condivisione della tecnologia costruttiva è potenzialmente in grado di accelerare il processo di messa in produzione della motrice.

Oltre alla presenza della propulsione elettrica, la motrice, si contraddistingue per un avanzato livello di automazione derivante dalla guida semi-automatica, che sfrutta un hardware simile a quello che è attualmente installato sulle Tesla attuali.

Sorgente: ANASTASIA pittrice

Imminente mostra all’Hotel Maestoso di Montecatini Terme

Save the date: giovedì 17 agosto 2017 ore 16,30

“Le opere di Anastasia sono intimi ricordi, poetiche visioni di Montecatini Terme in fantasiose composizioni” G. L.

Da visionare anche le opere della mostra già avvenuta di Anastasia è “Diario di intime visioni”

La natura ci offre spettacoli che ristorano

Sorgente: ANASTASIA pittrice

 

Anteprima delle opere di Anastasia

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Conosciamo Anastasia per “Diario di intime visioni” la precedente mostra che ha messo in evidenza le capacità pittoriche ed interpretative dell’artista che usa l’acquarello come mezzo descrittivo delle sue emozioni.

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Le descrizioni della natura delicatamente pennellata a guazzo non sono terminate anzi si arricchiscono di una nuova serie dove la mano dell’artista si muove più sicura e

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maggiormente precisa su una definizione delle

 

masse senza i dettagli sui quali prima indugiava per ottenere una fluidità maggiore delle

immagini.

 

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Senza dilungarsi in descrizioni forse arbitrarie invito a visionare le opere e poi magari commentarle.20170629_105341

Propongo le immagini semplicemente come se fosse una carrellata sul lavoro di Anastasia.

Da   tenere  presente che  i formati  sono differenti l’uno dall’altro ma tutti relativamente piccoli quasi ma non tanto quello che si sta vedendo nel sito.

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20170629_105505       e poi

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Evidentemente è molto suggestionata dall’architettura del luogo, sicuramente molto evocativa

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non le possiamo dare torto.20170630_172413-120170629_105615

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Provocazione sullo stadio della Roma autore G.L.

 

 

Adesso come la mettiamo? Pure quelli della Lazio vorranno uno stadio!

Se si risana una zona come Tor di Valle vale pure uno stadio, speriamo che a questa proposta non seguono i soliti imbrogli e che poi sia uno stadio usato. Ricordiamo che Roma ha tantissimi campi di calcio. In un sito ne ho contati 46 pubblici, se poi si aggiungono i campi dei vari club, associazioni, polizie e  armi varie dell’esercito arriviamo ad una cifra impressionante. Sembra che i romani non hanno impegni che quello del calcio, non sarà che questo interesse sia anche il risultato dell’assenteismo e di tutti quei furbetti del cartellino? Per un approfondimento dell’argomento leggetevi http://rmcontemporanea.altervista.org