Ecce bombo

Un film di sinistra che ne metteva a nudo tutte le debolezze e i paradossi e che è stato paradigmatico per una generazione che ha sempre sognato un mondo migliore, che gli veniva negato da una società che non li capiva ma che nemmeno ricevevano consensi al loro stesso interno, rivelatosi vigliacco manipolatore. Un film che metteva in ridicolo la sinistra come non mai, vi ricordate < < il dibattito noo !>>

Tra gli episodi divertenti mi ricordo l’invito alla festa che non c’era o l’alba al mare dove il sole sorge dalla parte opposta, alle spalle degli sfortunati convenuti che, pur sentendosi stupidi, fingevano lo stesso di stare davanti ad una magia della natura. Facevano ridere perché stupidi, erano i traditi di una regia occulta operata da una parte di loro stessi, i furbi che poi si sono trovati tutti in carriere di successo e collocati nei gangli del potere, fenomeno del così detto “edonismo reaganiano”che di li a poco si manifestò dirompente.

Proprio così è adesso con le prospettive che ha questo Paese che ha fatto della furbizia una risorsa che mostra tutti i suoi limiti. Quelli arrivati, molti dei quali nei così detti poteri forti, sono paradossalmente identici per atteggiamento agli sfigati di Ecce bombo, mostrano le radici di quelli che erano e che adesso sono, instupiditi dalla politica al punto che non riescono a cavare un ragno dal buco e si ripetono, sia pure in contesti differenti, con la stessa demenzialità, questa volta amara e drammatica.

Iniziamo dal debito pubblico che ci dicono da alcuni anni essere sotto controllo come se lo fosse. Invece non è un problema risolto, la UE ci chiede una manovra correttiva di un bilancio che non abbiamo, soldi che verranno da dove? Dalle banche che ci dovevano restituire quella finanza florida che tanto ci hanno paventato?

Diritto e diritti: chi può essere contrario a dei benefici? Penso nessuno. Non sono solo dei meri principi ai quali stupidamente non si fa caso: è tutta roba costosa e molto complessa da organizzare che non si può ottenere nei paesi poveri e che di fatto giustifica le migrazioni. Siamo sicuri che possiamo offrire servizi e diritti a interi continenti allo sbando senza creare squilibri sociali nei luoghi di origine dei migranti e qui da noi? Di nuovo ritorniamo al dunque: che senso ha avere tanti immigrati quando non esistono prospettive di sviluppo? Dove sta il senso di tutto questo fenomeno? Scappano dalle guerre? Mica tutto il continente africano è in guerra, anzi ci sono tanti paesi ricchissimi e in pace grandi ognuno quanto l’Europa con i quali non avrebbero ne problemi di razza ne di religione ma devono venire qui ad esercitarsi in integrazione e poi frustrati a fare i terroristi o in trasferta nei paesi d’origine a fare i foreign fighter. E’ una linea politica da mantenere all’infinito?

Trump sbaglia, ma vediamo quali sono le cose giuste. A Malta è stato presentato dalla UE il progetto per arginare l’immigrazione dalla Libia. Già il fatto stesso che invece che all’accoglienza si pensa a come fronteggiare l’immigrazione, è un riconoscere che l’immigrazione non è un bene ma un guaio; un vero autogol per chi si fa bello nei confronti di Trump, ma dimentica che anche Hillary Clinton aveva pure lei nel suo programma elettorale un controllo maggiore dell’immigrazione, per carità, differente da quello di Trump.

Domanda consequenziale. Se l’immigrazione è un beneficio non c’è nulla da arginare, anzi ci sarebbe da incentivare, mi sembra logico, toccherebbe costituire flotte aeree e marine per andarli a prendere.

Ma se la UE, che si vanta di avere una marcia in più rispetto a tutti i paesi del mondo, non fa un muro ma peggio, organizza un Mose, una diga di navi nel mediterraneo, che a differenza di come è stato fino ad adesso non svolge il traghettamento dei migranti perché questi verranno bloccati dai libici appositamente organizzati e poi da loro tenuti con tutti gli annessi e connessi, è possibile che ogni qual volta si solleva una perplessità sull’immigrazione da certe parti si urla al nazismo? Secondo voi è l’isterismo la risoluzione dell’immigrazione?

In tutto questo è evidente una manipolazione degli immigrati che vengono utilizzati da una regia occulta che di questo fenomeno subito ne fa una leva eversiva. Come se fosse un discorso a parte le condanne e le inchieste di mafia capitale, è come se non esistessero. Incredibile, la sinistra ci stava perché << tanto loro sono fascisti! >> (??). Ditemi se non sono alla Ecce bombo!

Ma se lo scrive nel proprio programma politico la Clinton, se lo stesso Papa che ha tanto tuonato in merito due mesi fa ha detto che non tutti possono essere accolti, se la stessa UE corre ai ripari vuol dire che il problema esiste e il fatto che venga ignorato da una parte ostinata della sinistra che vediamo annidata proprio nei punti più in vista della nostra società, nei media, nella Chiesa, nelle organizzazioni internazionali e nella nomenclatura del potere ecc., mi sembra inutile autolesionismo continuare su questa strada.

Dulcis in fundo le elezioni tedesche: la Merkel che si è fatta garante per la Germania e per l’Europa dell’immigrazione e del finanziamento del debito pubblico dei paesi membri presto non ci sarà più, non può ricevere ulteriori mandati. Anche se rivincesse il suo schieramento politico, però, ci sarà un cambiamento di rotta comunque; e non voglio con questo dire che probabilmente vincerà la componente politica anti- europea, determinando una Gexit che per quanto sarebbe disastrosa è meglio non affrontare.

A questo punto vorrei sapere cosa farà il governo italiano, sia pure quello uscito dalle prossime elezioni tanto annunciate. Di destra o di sinistra che sia dovrà farei conti con le casse vuote che nessun fondo UE potrà garantire e una riedizione delle lagne greche senza nessun interlocutore possibile. Stanno pensando di rimandarle, il primo a dirlo è stato Berlusconi, gli altri lo seguono ! Che pena! Altro che Ecce bombo.

Ma non solo, da quando c’è Trump che vuole riportare il lavoro negli USA, la globalizzazione non è più per la sinistra un tabù, anzi: noi non siamo più vittime della globalizzazione e nemmeno abbiamo più sindromi di non-luogo, guai a chi non è per la globalizzazione: si rischia la gogna e la solita scomunica, sei nazista e razzista e naturalmente populista, un altro termine spregiativo che ha cambiato di segno.

Populista è la destra ignorante e xenofoba che avversa il nuovo conservatorismo aristocratico della sinistra di governo. Io proporrei per definirlo un neologismo ad hoc, cioè extrapopulismo. Extrapopulismo è il governo non eletto dal popolo, che viene redarguito dalla UE perche non ha i conti a posto, che sarebbe perseguito dalla magistratura per falso in bilancio se fosse un’impresa.

Chi sono gli extrapopulisti? Tutti i governanti non eletti dal popolo, incominciando dai politici che stanno alla UE e da tutti quegli altri approfittatori dei meccanismi elettorali che li usano per fare carriera politica, ma il caso del governo italiano è quello più evidente di tutti.

L’extrapopulismo è inoltre caratteristica dei poteri forti cresciuti a dismisura senza nessun controllo ed è compito dei politici a loro simmetrici di annientare i rivali che possono penetrare da tutti gli spiragli offerti dalla democrazia per offrire una società più giusta e tutti coloro che hanno l’appoggio popolare, cioè i vituperati populisti. Manipolano le elezioni e quando non ci riescono danno del populismo e dei populisti ai competitors con i quali dovrebbero confrontarsi, sia se eletti dal popolo sia se premiati dal consenso popolare. Il termine populismo, così abusato, diventa l’arma per gettare discredito non solo sull’avversario ma anche sulla necessaria democrazia che per questi sfigati della politica alla Ecce bombo ci stiamo giocando. Le stesse risate disperate che faceva fare Nanni Moretti.

G.L.

te-teschio

Roba da matti.

da quando c’è Trump non siamo più vittima della globalizzazione e nemmeno abbiamo più sindromi di non-luogo anzi, guai a chi non è per la globalizzazione si rischia la gogna e le ingiurie tipo nazista e razzista.

In più c’è il fenomeno del populismo, cioè tutto quello che non piace ad una certa sinistra, specie quella degli apparati di potere o delle caste.

Extrapopulismo è il governo non eletto dal popolo e che viene redarguito dalla UE perché non ha i conti a posto, sarebbe perseguito dalla magistratura come falso in bilancio se fosse un’impresa.

Extrapopulisti sono tutti quelli che stanno nei poteri forti.

E ditemi che non è roba da matti.bacino-capovolto-lato-p-non-c

Con l’intento di sollecitare suggestioni proprio come ha fatto Duchamp con la fontana, Asipjok noto acronimo per i suoi video in youtube, propone le due ossa iliache dello scheletro umano che formano il bacino, opportunamente capovolte a proporre un intrigante forma per l’immaginario collettivo.

Oggetto macabro che assurge ad un ruolo estetizzante per un messaggio decontestualizzabile da quello che si vede. Le ossa capovolte sembrano lo scafandro di un alieno dai due grandi occhi di un mostro che nell’intento dell’artista vuole simboleggiare uno spettro che aleggia intorno a noi.

Lo spettro si chiama NEET, “Not (engaged) in Education, Employment or Training”, costui è il recente prodotto sociale che è sfuggito di mano a tanta cultura e apparati di controllo sociale preposti che impotenti si limitano a rilevarne semplicemente l’incidenza, come nel campo medico si fa con il cancro. Un fenomeno grave sempre più in aumento di cui l’Italia vanta il triste primato ma che non preoccupa più di tanto, anzi suscita derisione e scherno sino ad essere avvertiti come personaggi patetici. I NEET non sono marziani, sono esseri viventi ma socialmente morti e lo scheletro li rappresenta a dovere, di cui quello per l’appunto del bacino ne stimola numerose interpretazioni specie se si considera con il suo intorno di colui che è vivente, a sottolinearne l’oscenità non quella morbosa maniacale ma quella di esseri in degrado sociale.

La rappresentazione di tale fenomeno viene proposta come se fosse uno di quei biglietti che si vedono solitamente nelle bacheche di annunci o per strada, quei foglietti con su scritto le necessarie parole ed un numero di telefono che viene ripetuto sotto parallelamente numerose volte in senso verticale e tagliuzzato a mo di frangia per invitare gli interessati a strapparlo. Bigliettini che si usano per cani e gatti da affidare, lavoro e case che disperatamente si cercano, oggetti che si vendono o si cercano, tendenza povera che ancora sopravvive in alcuni sparuti angoli della città a richiamare una comunicazione che non esiste più ora che si è sempre connessi ai social network.

La differenza è che si propone è un annuncio a non dimenticarli e i numeri di telefono, fatti non a caso di numerosi 0, sono degli uffici preposti a questi casi sociali, un opera che altro non può essere che maledettamente di street art.

neet-affisso

Pump on the Pope art

Pump on the Pope art è la parodia di una dimensione culturale che oggi viviamo, forse senza consapevolezza.

Sempre di più i Papi rivestono un ruolo mediatico che ci ha portati a subire la loro immagine prepotentemente esibita, almeno per noi romani, al punto tale che mi sembrava strano non annoverare Papa Francesco tra le icone Pop di grido dell’arte contemporanea. Attualmente è lui –forse- quello che più ci tiene ad essere Pop, nel senso popolare del termine, al punto che viene spontaneo metterlo in scena specie adesso che si trova impegnato in un fiacco Giubileo, da cui l’incitamento, pump on.

Un’ ironia sulla funzione mediatica, evidenziata da un altro Papa in scena, che gli fa da alter ego pontificando sull’arte: una provocazione, ma niente di impegnativo, nemmeno quando si vuole ricordare che di due, tre o più Papi contemporaneamente nella storia ce ne sono stati tanti.

dirty theatre Femminicidio, muore una donna ogni due giorni

“Castel Sant’Angelo e la Grande Guerra”

Castel S. Angelo, Roma

dal 5 all’11 maggio

 

Ricorrono cento anni dallo scoppio della Guerra 1914-1918, in questa occasione il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo – Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il polo Museale della città di Roma, diretta da Daniela Porro, e il Museo Centrale del Risorgimento di Roma, diretto da Marco Pizzo, presentano la mostra che intende mettere in luce il ruolo avuto da Castel Sant’Angelo sia negli anni della guerra 1915-1918, attraverso la raccolta di cimeli militari e la custodia delle Bandiere di guerra dei reparti militari, anche in relazione con il Vittoriano. L’esposizione si articola in cinque sezioni:1. Il “mestiere delle armi”. Tecnologia e bellezza 2. Segni di guerra. Reportage visivi 3. Racconti di guerra. Diari dal fronte 4. La memoria dei caduti. Identità personali 5. Il mito degli Eroi. Reliquie di guerra. Capisco che celebrare una ricorrenza di guerra in un giornale radicale è quanto meno imbarazzante; peggio poi se ci si addentra nei significati che una guerra può avere, cosa che sto per fare. In pratica nell’ex Mausoleo, tomba romana poi fortezza pontificia, noto come Castel S.Angelo, si vede una mostra di varie reliquie macabre, tra cui quadri e disegni, non ad opera di una setta satanica ma di operatori culturali che intendono ricordare l’anniversario di un dramma disastroso. Una guerra fratricida, con spargimento prevalentemente di sangue europeo, ma che ha avuto contributi consistenti da parte di altri paesi tra cui gli USA, che ha avuto quel nefasto strascico della cosiddetta “spagnola”, una pandemia che causò altre migliaia di morti non conteggiati in quelli della guerra di cui stiamo parlando, che nella vulgata è diventata “etnica” con l’esaltazione della difesa del fiume Piave. Un’ ecatombe che va considerata anche per la sua caratterizzazione giovanile, dato che pone delle gravi responsabilità su chi ne ha tirato le fila da comode poltrone. Una guerra che è stata l’occasione per far nascere il comunismo in Russia, un’inaudita ideologia fino a poco tempo prima considerata solo astratta e filosofica che è poi diventata l’origine scatenante di tutti i sommovimenti sociali e guerre che si diffonderanno in tutto l’emisfero sino ad oggi e chissà per quanto altro tempo ancora. Di tutto questo quello che non ho capito è perché abbiamo guerre che ad esempio vengono chiamate dei “trent’anni” o dei “sette anni”, perché tanto sono durate, con le dovute pause incluse, mentre invece la prima guerra mondiale si indica come 1914-1918, quando tutto quello che venne in seguito fino al 1939 è stato causato da una scintilla di guerra (Sarajevo) che poteva concludersi con una semplice per quanto non accettabile scaramuccia locale. Tra l’altro un fattore scatenante, l’attentato sempre sottolineato come casus belli, fece della Serbia uno soggetto europeo di sproporzionata importanza che solo di recente, con una ennesima guerra, è stato ridimensionato. Una “prima guerra” che diede l’accesso a quella moderna per il progresso delle tecnologie ma non per una crescita della democrazia, visto come dovevano concludersi gli armistizi e i trattati. Non a caso il seguito ci fu, eccome. Un’ impreparazione politica che al termine della suddetta guerra fece in Italia di un piccolo sindacato di reduci militari di tutte le armi riunite figurativamente in Fasci (termine ripreso dall’antico Littorio romano), un partitino appunto fascista che diventerà in pochi giorni, senza moderne tecnologie e smartphone e social network, il partito più importante per l’Italia e per l’Europa, sino a diventare scuola per un altro soggetto, anche lui reduce della grande guerra ma che stava dall’altra parte del Piave, immigrato povero dall’Austria che contava pochissimo nella scena politica tedesca, il quale diventò famoso e potente perché riuscì a rieditare in chiave teutonica l’italico Fascismo in Nazismo. Di spiegazioni gli storici ce ne hanno date così tante che poco si è capito, al punto che ancora facciamo i conti con quello che si pensava fosse passato da tempo. Pensare che adesso si parla, spesso senza studiarla a fondo, di Crimea, dove fu fatta la prima guerra che vide sul campo il tricolore di un’ Italia che ancora doveva nascere (e che ancora dovrà nascere)….quanto è cambiato da quella situazione europea del periodo 1853-1856? Certo che unire la prima guerra mondiale alla seconda avrebbe portato a far storcere il naso a molti storici ideologicamente schierati; perché farlo se poi dovrebbero essere messe in discussione le ideologie e poi anche le motivazioni date alle guerre? Come giustificare così tante uccisioni? Non pretendo di convincere tutti con le mie argomentazioni; vi chiedo solo di pensarci sopra, perché sono tematiche che meritano una riflessione e invito tutti ad andare a Castel S.Angelo. Ci sono armi bellissime, ovviamente solo da guardare!

 

Giovanni Lauricella

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci siamo chiesti, dopo queste elezioni tutte indirizzate al cambiamento dove predomina lo stupore per la presenza in parlamento dei 5Stelle, se anche il mondo dell’arte deve cambiare?

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Pare di no, eppure è strano, perché è sempre stata l’arte ad anticipare le rivoluzioni o le semplici novità nel campo del gusto; e ci chiediamo come mai un ambiente un tempo così sensibile è diventato oggi così refrattario agli eventi?

Penso che molti artisti abbiano votato 5Stelle, ma è anche vero che, come la stragrande maggioranza della comunità artistica nazionale, loro stanno a guardare: e questo perché? Azzardo un’ipotesi. Nessuno è disposto a rinunciare a qualche misero vantaggio o a qualche privilegio ( anche il più piccolo che ci sia) per una nuova situazione dagli esiti ancora da scoprire.

Proprio così, quella che era la gente che più rischiava e che più dava per un mondo migliore si ritrova ad essere il fanalino di coda di tutta questa società in cambiamento.

Non parliamo poi degli artisti di maggior successo, che si guardano bene dal cadere in mezzo al guado. Nessuno si muove, nessuno tenta di raggiungere nuove posizioni. Tutto il mondo dell’arte, rivoluzionario a parole, è rimasto ingessato anche dopo gli esiti elettorali.

Bisogna pur dirlo: è sempre più chiaro che quello che pochi avevano il coraggio di dire sugli artisti di successo e su come viene gestito il mondo dell’arte è terribilmente vero. Sì, è un mondo corrotto sino al midollo, ma purtroppo, visto il comportamento, non c’è più speranza.

Ci saranno degli artisti che vorranno mandare via con un “Vaffa “tutti i VIP dalle gallerie e dai musei e spodestarne l’attuale élite artistica, ivi compresi i critici, i promotori e i curatori?

Quel movimento di artisti, reduce dalle mobilitazioni al MACRO di qualche hanno fa, è la chiara manifestazione di un mondo dell’arte imbrigliato da dinamiche conservatrici.